martedì 8 luglio 2008

SOGNARE VS PRODURRE

In libreria, mi capita tra le mani il libro di Randy Pausch, ‘L’ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore’. Lo sfoglio e leggo in quarta di copertina che il libro è opera di un docente universitario, padre di tre figli, che, giovanissimo, scopre di avere un cancro al pancreas e decide di parlarne pubblicamente, tenendo una lezione proprio su quel che gli sta accadendo, per spiegare che una simile tragedia può anche essere affrontata con ottimismo, nonostante tutto, che si può continuare ad amare la vita e soprattutto come non abbandonare i propri sogni. Lui, dice, i suoi li ha realizzati quasi tutti. Lo poso pensando che non sono dell’umore adatto o nel periodo della mia vita migliore per leggerlo. Non ce la posso fare.

Però mi fa pensare. La faccenda dei sogni mi colpisce.

Ci siamo passati tutti quanti, no?
C’è stato un momento nella vita di ognuno di noi, in cui qualcuno ci ha chiarito senza mezzi termini o giri di parole che era ora di smettere di sognare per iniziare a produrre.
Poi passano quindici anni come fossero un istante e capita di ritrovarsi dentro a una vita che non è la nostra, che mandiamo avanti per inerzia o per bisogno, che non ci assomiglia nemmeno un po’.

Io da piccola sognavo di:


- Fare lo chef, o la sarta, o la reporter dai luoghi di guerra (cucino ogni giorno, rammendo i calzini del nano che mannaggia a lui non conosce l’uso delle ciabatte, e casa mia sembra costantemente sotto bombardamento, vale comunque?)
- Viaggiare (ricomincerò, l’ho giurato a me stessa)
- Scrivere un libro (non l’ho fatto…… ANCORA)



E voi?

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